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L'etimologia del nome Verrecchie potrebbe far dedurre che vi sia in esso la
presenza di una radice latina "verre" cioè maiale, con la probabilità che
anticamente in questa località vi fossero degli allevamenti di animali ma
sia perché gli allevamenti di maiali sono per lo più diffusi in pianura sia
perché il suffisso "cchie" dovrebbe essere allora altrettanto spiegabile e,
sembra non esserlo, si fanno avanti altre ipotesi, come per esempio un
legame con il console romano "Verre" che fuggì da Roma e non si sa dove
oppure, con la più probabile di queste ipotesi che vede il nome Verrecchie
legato ad una parola olandese "Verrek ja" che grossomodo significa eureka!,
finalmente ho trovato!. Probabilmente l'origine è da attribuirsi a dei
crociati del nord Europa che di ritorno dalla palestina si sono fermati in
quel luogo ricco di sorgenti d'acqua. D'altronde anche Agnone (nel molise) è
un classico esempio di colonizzazione di luoghi da parte di crociati di
ritorno dalla terra santa.. Dalla montagna che sovrasta il paese, ad una
quota di oltre 1000 metri, ha la sua sorgente il fiume lmele il quale viene
nominato nel libro VII dell'Eneide, opera scritta da Virgilio nel 29 a. C.
Dopo aver percorso oltre un chilometro, lungo una valle, il fiume Imele si
interna in un inghiottitoio detto "I'otre', dove precipita e solo dopo
diverse ore e vari giri all'interno della montagna, attraverso estesi
vasconi o serbatoi naturali, le sue acque risorgono, ai piedi di una rupe
dalla parte di Tagliacozzo. A valle di Tagliacozzo il fiume Imele riceve le
acque del Fosso pratolungo e della sorgente presso la galleria ferroviaria
di Sante Marie nelle vicinanze di Villa S. Sebastiano e si inoltra per i
piani Palentini fra Scurcola e Cappelle.

 
Sotto Magliano confluisce con il fiume Salto ed insieme ad altri fiumi va verso il territorio di Rieti a formare la meravigliosa delle Marmore. Il fiume Imele e il fiume Salto appartengono al bacino idroarafico del fiume Tevere. 
La sorgente dell’Imele e parzialmente utilizzata per:uso potabile e provvede al rifornimento idrico oltre che del paese di Verrecchie e Tagliacozzo anche di parte del Carsolano (spingendosi anche oltre la provincia di Rieti). Da Verrechie si può ammirare il monte Velino in tutto il suo imponente splendore, come una montagna dolomitica, domina la sottostante piana di Avezzano; alla sua destra, un’altra grande parete rocciosa, la serra di Celano strapiomba piomba sull’omonimo paese situato al margine sinistro dell’autostrada Roma-Pescara.
 
ll versante destro della montagna si apre in gole profonde che scendono da Ovindoli. Era questa la via usata dai briganti per calare di sorpresa su Celano seminando distruzione e morte, va detto che i briganti non erano sempre visti come persone sanguinarie ma la legenda li vuole anche gentiluomini e umanitari. La piaga del brigantaggio è antichissima, esisteva già dal tempo dei romani, ce ne parla Tito Livio (59 a.C. - 1? d.C.). I briganti si rifugiavano nei fittissimi boschi e nelle grotte che numerose si trovano tra i nostri monti e che rendevano quanto mai difficoltosi tutti i tentativi di cattura (un po’ come fanno adesso i sequestratori che si rifugiano sull’Aspromonte). L’abbigliamento dei briganti consisteva in un corto mantello, pantalonacci a mezza gamba e un cappello ornato di nastri e piume a cui spesso venivano attaccate anche medagliette con soggetti religiosi raffiguranti Madonna e Santi, ai quali i banditi erano devotissimi anche se non tutti erano ”santi”.
 
La maggior parte di loro erano avanzi di galera che, organizzati in agguerritissime bande, depredavano le campagne dell’Agro Romano e rapinavano i viandanti. Queste bande di ”malviventi”, come venivano chiamati, erano formate da disertori o avversari del regime che si erano dati alla montagna e che commettevano ogni sorta di delitti mascherati spesso sotto l’aspetto politico. Cappadocia, Verrecchie e Petrella Liri paesi di montagna, pieni di boschi e confinanti con lo Stato pontificio ebbero a soffrire molto sia a causa dei briganti sia a causa dei soldati inviati sul posto ad opporsi ai malviventi.
 

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