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la Conta (fraz. di Verrecchie)
Testi tratti dal periodico Radar Abruzzo
All'inizio dell'estate si faceva "la conta sulla piazza del paese. Tutte le famiglie mandavano un loro rappresentante a prendere il posto perchè mezzo della conta si assegnavano gli spazi dell'Aia nei quali i contadini avrebbero costruito la "casaccia": una casa rozza, costruita con i covoni di grano. 
La conta era un affare complesso: spesso gli uomini sbagliavano a contare e bisognava rifare tutto da capo; spesso qualcuno protestava per la scomodità del posto assegnatogli, qualcun altro chiedeva verifiche e riprove. Tra i motteggi, le risa e... le bestemmie, alla fine si assegnavano tutti gli spazi e venivano in qualche modo contrassegnati. Poi si iniziava il trasporto dei covoni di grano dai campi, dov'erano stati mietuti, all'Aia ; e si vedeva pian piano sorgere un piccolo paese nel paese. 
 
Le famiglie più numerose con più braccia erano prime a terminare la Casaccia che svettava superba sulle altre ancora informi a metà piano oppure ancora alle fondamenta... Tra una casaccia e l'altra si creavano vicoli e piazzette, proprio come quelle del paese; negli spazi d'ombra si riposavano nelle ore più calde gli uomini e le bestie, in mezzo ai vicoli i bambini si inseguivano giocando a nascondino. L'aria era piena di polvere e di luce: l'oro del grano e l'oro del sole facevano tutt'uno con il colore della poca erba secca, dei sacchi e degli attrezzi di legno rastrelli e forconi ricavati da un legno chiaro, reso liscio dalle mani di più generazioni. 
 
Quando finalmente arrivava la Trebbiatrice, quasi sempre rossa e quasi sempre enorme, noi bambini correvamo sulla strada fino giù al fiume Imele per vederla, annunciando al paese con grida d'entusiasmo "E' arrivata la trebbia, è arrivata la trebbia!". Poi cominciava il rumore continuo della Trebbiatrice, gli uomini mettevano sul volto fazzoletti colorati per proteggersi dalla polvere e sembravano briganti o banditi d'altri tempi... Il paese dorato scompariva nelle fauci metalliche. Intanto le donne, al calare del sole utilizzavano i primi venticelli e iniziavano la pulitura del grano dalla pula e dalle altre impurità. Le ricordo in quei loro gesti ampi e sicuri, una per una (molte di loro ormai, non sono più) accovacciate o inginocchiate, silenziose e intente al lavoro. E nemmeno un chicco si perdeva... Ancora un pò d'oro restava sui sacchi, ma ormai le giornate non erano più fulgide, cominciavano a farsi sentire le prime ariette di settembre e le ombre si allungavano e l'oro si trasferiva sulle foglie dei pioppi anch'esse sarebbero volate via come la pula del grano, anch'esse parte di un ciclo naturale. Sono ricordi che tornano, insistenti.
 
La Festa del Paese La lontananza provoca i ricordi: e ogni tanto essi vengono a visitarmi portandomi assonanze di parole, connessioni di immagini che rallegrano la mia giornata, come uno sprazzo di sole colorano qualche momento di nostalgia e di solitudine... Resto ferma, in una stasi turbinosa e mi lascio attraversare; e quando il cuore interviene, con il suo sgomento ritmato aggiunge appena una nota in più alla musica che sta già suonando, ai suonatori che ballano, ai ballerini che suonano... C'è molta confusione sulla pista dei miei giorni: figure archetipe ricompaiono e danzano, tenendosi per mano in un valzer senza tempo. Escono dalla mia infanzia, come da una scatola magica, le immagini della festa nella piazza di Verrecchie: e quella musica allegra di banda che riempiva la sera piccolo cerchio illuminato, la pista; in essa volteggiavano agili e sorridenti i giovani, dignitosi e lenti gli anziani, sparpagliati e disordinati i gruppetti di bambini che volevano a tutti i costi partecipare...Poi lentamente la musica finiva e si scioglievano nell'inchiostro della notte gli ultimi fuochi d'artificio. 
 
Restava nell'aria l'odore aspro della polvere da sparo, di carta bruciacchiata; e ognuno pensava, senza darlo a vedere, che ormai l'estate era finita. Sarebbe cominciato il lungo inverno, il maltempo: si sarebbe riacceso il camino e il pane abbrustolito sul fuoco... Era, quasi sempre l'ultima domenica di Agosto; allora per me l'estate significava soprattutto giochi vacanze; e durava cosi a lungo, era interminabile e luminosa... Quella sensazione di nostalgia per tutto ciò che passa si è profondamente radicata nei miei ricordi; la festa del paese è un pò mutata e sono mutata anch'io: però mi piace ancora svegliarmi la mattina con la musica allegra della banda e sentire le voci di altri bambini scoppiare di allegria nel gridare "La Banda, è arrivata la Banda..."
 
Patrizia Tocci
 
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