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Dal 1700 al 1800

Inizialmente in tale luogo si recavano a godersi il riposo gli uomini della zona, sostando a quell'ombra, poi cominciarono a costruirvi piccole case, sempre per il riposo, ma non potevano essere adatte ad ogni periodo dell'anno, per il dima variante secondo le stagioni: allora edificarono altre case in luogo non lontano, abitate soprattutto da pastori che, cresciute di numero, costituirono via via un vero villaggio che conta oggi (anno 1678) circa duecento famiglie, con chiesa parrocchiale dedicata a San Biagio Vescovo, officiata da un Prevosto (parrocco) e da un coadiutore. Questo paese, Pietro Marso, fantasticando, fa derivare dal lidio Marsia, che l'avrebbe costruito in memoria del perduto regno di Cappadocia. Scorrendo nella valle poco distante dall'altra riva, volto ad oriente, sta il villaggio di Petrella, noto nella vita di San Berardo, Vescovo dei Marsi, a causa del suo consanguineo Giovanni. Il popolo si riunisce per riti sacri nella chiesa parrocchiale di S. Angelo (...) "aundicimilapassi (...) Petrella dista da Cappadocia". 
 
Febonio Marso nomina solo la chiesa di S. Biagio, come sede parrocchiale. Da cià si desume che gli antichi consideravano il borgo di Vallefredda come parrocchia a sè, intitolata a S. Margherita. Tale distacco tra i due luoghi abitati si riscontra anche in un interessante fatto: gli uomini del piccolo borgo erano soliti alla domenica riunirsi a gruppetti nelle piazze del paese, separati da coloro che vivevano nella parrocchia di S. Biagio. Inoltre esisteva un detto, vanto degli abitanti di Vallefredda, che diceva: "Se vuoi verder la gioventù fiorita vieni a Vallefredda a S. Margherita". Nel 1738, l'illustre vescovo di Venosa, mons. Pietro Antonio Corsignani, prendendo spunto da Febonio Marso, redasse un'opera sull'Abruzzo: "Reggia Marsicana ovvero Memorie topografico-storiche di varie colonie e città antiche e moderne della Provincia dei Marsi e di Valeria" e descrive Cappadocia.
 
Il vescovo parla anche di una cappellina fuori della terra di Cappadocia, consacrata al martire S. Sebastiano. Questa cappella diede poi il nome all'attuale piazza Della Vittoria, ovvero in dialetto S. Bestiano, che nel 1901 segnava il termine del paese. Più tardi fu costruita un'altra cappellina, nel cuore del paese antico, intitolata alla Madonna delle Rose, la cui statua lignea risiedette li per molto tempo. In seguito questa piccola chiesa fu sconsacrata e utilizzata come pagliaio. Oggi, tra le macerie che la circondano, è possibile vedere l'altare in pietra ed un'urna rettangolare. La cappellina è posta in quella che era l'entrata del paese. Vicino vi è un palazzotto che presenta un cornicione con altorilievi di figure di animali, simboleggianti i quattro Evangelisti: il leone = S. Marco, l'aquila= S. Giovanni, la testa di bue = S. Luca, la corona = S. Matteo.
 
E' l'unica abitazione nel paese il cui portone è incorniciato da grossi blocchi di pietra incisi a mano, salvatisi per poco da una vendita prima della seconda guerra mondiale. Uno di questi blocchi, posto in cima al portone porta inciso il segno eucaristico IHS e 3 frecce incrociate segno della Passione. Pex questo il palazzo era forse la residenza del curato o della famiglia più benestante del paese, e fu venduto agli inizi del Novecento per 7.000 da don Domenico D'Amico allora parroco del paese. Proprio sotto il palazzo, percorrendo un ampia e comoda scalinata, vicino ad un fontanile un tempo esisteva la porta d'accesso al paese e della quale, fino a qualche decennio fa, si intravedevano gli stipiti e i gangli. 
 
A ridosso della porta, che dà il nome al rione circostante, domina quello che un tempo era il convento del paese, costruito nel 1765 dalle suore Trinitarie. Il monastero si affaccia sulla vallata sottostante, ha un aspetto austero ed imponente, ed è di notevole dimensione. Fu il secondo convento delle suore Pie Trinitarie costruito in Abruzzo. Il primo sorse ad Avezzano dove la madre fondatrice Suor Maria Teresa della SSma Trinità era stata mandata per espresso desiderio del Card. Marco Antonio Colonna. Questi conosceva lo stato di miseria e di brutture, anche spirituali, in cui si trovavano le donne abruzzesi, ed indirizzò l'opera di suor Maria Teresa alle terre di sua proprietà. Il 24 ottobre del 1765, due suore giunte da Avezzano, Suor Felice Dello Spirito Santo e Suor Serafina del Cuore di Gesù, aprirono la nuova casa religiosa a Cappadocia. La dimora delle Maestre Pie Trinitarie consisteva in un semplice accasamento, privo di una cappella. 
 
Così nel 1775 Suor Felice supplicò il Pontefice Pio VI (1765-1790) di concedere loro possibilità di erigere un luogo di culto. Il rescritto pontificio, favorevole al progetto, giunse il 28 agosto dello stesso anno. Intanto l'operato delle suore a Cappadocia incominciava a produrre frutti, molti giovani si strinsero attorno alla vita religiosa e fiorirono le prime vocazioni. Di qui l'esigenza di ampliare i locali, grazie all'elargizione del Cardinale Colonna, pari a cento ducati, si poté acquistare il 10 maggio 1789 un terreno di 20 canne quadrate per l'erezione di un monastero e una chiesa più grande.

 
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