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I Cippi di Confine
Sulle montagne di Verrecchie corre il confine tra l’Abruzzo e il Lazio ma prima del 1870 su questi monti passava il confine fra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli. Qualcuno dei cippi di pietra che segnavano il confine tra i due stati possiamo trovarli ancora oggi, sono a terra, alcuni abbattuti dai patrioti, dopo il 1870 e da una parte hanno l’emblema delle chiavi di San Pietro (lo Stato pontificio) e dall’altra il giglio borbonico (Regno di Napoli). Essi portano anche dei numeri in corrispondenza del luogo e una data (esempio 1847). Ogni anno i confini venivano ispezionati da incaricati del Regno e della Santa Sede i quali facevano riparare i cippi rovinati, li rialzavano, toglievano le erbe, arbusti e macerie sorti intorno ad essi. 
 
Se invece le colonnette di pietra erano state rimosse facevano rapporto alle autorità competenti. Con la fine del settecento e con i primi anni dell’ottocento si hanno alcune notizie della dogana ’ stabilita tra i nostri confini e quelli del Lazio. La dogana di Cappadocia - Vallepietra dipendeva da quella di Carsoli – Cavalieri - Riofreddo alle quali facevano capo anche le dogane di Capistrello - Filettino, Cappadocia - Cervara, Carsoli - Arsoli. II movimento doganale si restringeva alla strada che da Cappadocia per via del Campo della Pietra, non rotabile, conduceva alla dogana pontificia di Vallepietra. 
 
Altra strada era quella che da Cappadocia (residenza ufficiale di finanza e quindi dogana per il Regno di Napoli) passando per la strada, non rotabile, di Camposecco conduceva alla dogana pontificia di Cervara. 


Franco Sperandei 
 
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